Di Stefano Lesti – Conviene o non conviene ai cattolici di oggi imparare o riappropriarsi del messaggio universale di don Luigi Sturzo e darsi da fare in politica per riportare in auge valori non soltanto attuali, quanto ancor più vitali per rinnovare e riedificare la corrotta e stantia società italiana attuale?

Chi sono i cattolici al giorno d’oggi? Qual è il loro apporto alla società e cosa significa oggi essere cattolici? Quali sono le differenze concretamente espresse e manifestate che li e ci distinguono dagli altri? Cosa facciamo di concretamente cattolico nella vita di tutti i giorni? Chi era don Luigi Sturzo e quali le sue idee? Ma soprattutto? Sono ancora possibili da riattualizzare e percorrere per dotare di nuova linfa il Paese?

Io non saprei, non so niente, anche io “so di non sapere” e che al limite potrei parlare solo per me stesso. Lungi da me poi esprimere giudizi che non mi competono.

Quel che so e posso dire è che Don Luigi Sturzo nacque a Caltagirone nel 1871 e morì a Roma nel 1959; che a ventitré anni prese i voti del sacerdozio e a quarantotto anni, nel 1919, fondò un partito politico, il Partito Popolare Italiano.

Così come riporta l’Enciclopedia Treccani, don Luigi Sturzo è stato: “Convinto assertore della necessità di coerenza per i credenti tra vita religiosa e impegno politico e attento analista dei rapporti tra Chiesa e Stato e antifascista. Sempre fedele all’idea che le libertà sociali e la democrazia costituiscano un binomio inscindibile a patto che non vengano schiacciate dagli eccessi dello statalismo”.

Don Sturzo era un uomo non solo del proprio tempo, ma di tutti i tempi, un po’ come i filosofi greci e latini antichi, ed era fermamente rispettoso e obbediente all’autorità papale che per reazione al Regno d’Italia aveva sancito fino al 1919 la formula papale “Non expedit”. Era convinto che per governare e fare politica occorressero dei laici ricolmi di virtù coerenti con i valori evangelici.

Quanta lungimiranza la sua eh, quanto amore per l’uomo? Pensa tu se questo sogno si fosse realizzato: non più guerre, non più sofferenze e ingiustizie..

Ad ogni modo, per citare un esempio lucentissimo su tutti gli altri, il beato Giorgio La Pira, già sindaco di Firenze, che fece propri i suoi insegnamenti, dimostrò chiaramente i buoni esiti di tale ispirazione applicata non solo al governo di una città cosmopolita e mondiale, ma a diversi episodi storici durante la Guerra fredda di cui ahi me e ahi noi non si sottolinea mai abbastanza l’importanza, una importanza che purtroppo soltanto chi ha studiato conosce.

Anche se per imparare non è mai troppo tardi, in pochi sanno che Don Sturzo amasse la musica e la filosofia e che a queste attività si era voluto dedicare da sacerdote.

Almeno fino a quando durante il tradizionale rito della benedizione delle case dei fedeli, non si rese conto dello stato di miseria in cui versavano gli italiani, entrando a far parte stessa di una realtà che sapeva bene soltanto la buona politica avrebbe potuto e dovuto salvare.

Fu di fronte allo scempio dell’umanità di allora che maturò in sé una coscienza civile più che strettamente politica che lo portò ad abbandonare le sue passioni per dare il proprio e il contributo della Chiesa di Roma al rinnovamento del Paese dopo la Prima grande guerra.

Non attese che altri facessero il proprio, ma fu lui stesso a fare i primi passi, forse senza nemmeno essere consapevole dell’ampia distanza che anche dopo la sua morte questi avrebbero compiuto.

Quanta sapienza, quanta saggezza, quanto amor patrio e misericordia di Dio nella sua opera? Importante ripercorrere il cammino di vita che portò un prete umile e povero ma non di ideali concreti e speranze a realizzare quella che va considerata ai miei occhi un’opera divina.

Almeno fino a quando l’uomo e i suoi guai hanno finito col rovinare anche questa.

Un’opera e una figura eccelse nella storia del nostro Paese che vanno scoperte e riscoperte specialmente dai giovani e dai politici d’oggi, dati gli slanci di cui è permeata che senza tempo potrebbero infondere nuova linfa a una Italia che un po’ come nei dopoguerra dello scorso secolo, ancora oggi bisogna ricostruire su basi solide, ristrutturando ciò che di buono è ancora rimasto, anche a costo di abbattere ogni maceria o altra cosa pericolante per poter essere finalmente prima ricostruita e messa in sicurezza, e poi condivisa con chi non ha più nulla perchè ha perso tutto in termini di ideali, speranze e slanci positivi verso il futuro.

S.L.

Fonte fotografia: Corriere.it

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