Per gli italiani entrati da pochi lustri di tempo nell’era della virtualità e dell’apparenza prodotta e sviluppata da internet e profusa dall’invadenza della televisione gli spettacoli dal vivo sembrano essere ormai diventati roba giurassica. Non si va più in teatro nè allo stadio; eccezion fatta per i concerti musicali e per le manifestazioni sportive extra calcistiche calano gli spettatori anche nelle sale cinematografiche e se i prezzi dei biglietti superano i dieci euro non si va più nemmeno nei musei e alle mostre. Quanto all’acquisto di libri cartacei i segnali di ripresa non mancano ma rispetto ad altri Paesi sono ancora molto deboli. Andare al circo poi nemmeno a parlarne: niente di più sbagliato e innaturale! Prova a chiederlo idealmente a Federico Fellini che dal circo traeva ispirazioni che lo hanno, ci hanno resi famosi e apprezzati sia come popolo che come cultura in tutto il mondo; un mondo che ora non c’è più ma del quale non so te ma io sono assai nostalgico. Così ieri sera, su gentile invito del presidente nazionale dell’Ente circhi, dott. Antonio Buccioni, sono andato a vedere con i miei occhi uno spettacolo del Circo Royal, che in questi giorni ha allestito il tendone all’Infernetto, il quartiere di Roma dove ormai risiedo da quasi vent’anni. Erano anni e anni che non andavo ad assistere a uno, forse all’unico, spettacolo dal vivo che è capace di suscitare agli spettatori emozioni talmente intense e forti che sono addirittura capaci di riportare l’uomo alla sua umanità originaria, stimolando tutti i sensi che i mass media stanno appiattendo da una parte e confondendo, cancellando dall’altra. Di fronte ai giocolieri e agli acrobati, ai traprezzisti e all’amore dei domatori verso le loro belve feroci o comunque appartenenti a una natura che la maggior parte di noi ha visto soltanto in tivvù nei documentari si rimane incantati e stupiti. Udire tanti bambini (ma anche i loro genitori) fare “oooh” emozionati al passaggio di un leone o di una tigre che fieri ti guardano dritto negli occhi a due metri da te è un qualcosa che ti resterà a vita, bambino o adulto che sei, impresso dentro al cuore e all’anima. Così come perdersi davanti alla forma fisica unita all’eleganza di una giraffa o rimanere ipnotizzato dalle strisce bianche e nere delle zebre piuttosto che dalle gobbe dritte dei dromedari è una qualcosa che ti riporta all’origine primordiale dell’uomo: quando gli uomini erano uomini e gli animali erano mostri da temere ed evitare o di contro prede delle quali nutrirsi. Andare al circo non è come andare allo zoo, perchè andare al circo significa entrare almeno per una sera in empatia con gli animali, ma sopratutto con te stesso e il lato più naturale e migliore che internet sta cancellando di te. Senza parlare poi della incredibile bravura e bellezza delle ballerine e degli attori che si alternano allo spettacolo meraviglioso che in natura soltanto gli animali possono donarci. E poco, anzi nulla m’importa delle polemiche create e tavolino dai falsi animalisti che per ottenere visibilità, spesso voti elettorali o comunque consensi strumentalizzano oltre agli animali che nascono in cattività le vite e la cultura di chi nei circhi ci lavora e ci è cresciuto, perchè il dado è tratto. Tanta gente, uomini, donne e intere famiglie con figli si meritano non solo rispetto e affetto, ma sopratutto ammirazione per il loro essere parte stessa di una tradizione umana, e lo ripeto: umana e non virtuale perdio (!) che non può, nè deve essere in nessun modo impedita di esprimersi e di continuare ad essere se stessa. Una tradizione antica quanto vieppiù contro corrente rispetto alla mediocrità e all’appiattimento odierno che va salvaguardata e a mio avviso dovrebbe essere tutelata e inserita come parte importante del patrimonio Unesco. Fermo restando che quei circhi in cui gli animali sono maltrattati vanno prima multati e poi chiusi dopo il sequestro degli stessi animali!! Non solo per tutelarli e affermare la cultura e la funzione sociale e didattica del circo, ma perchè -e questa non è politica ma pura e semplice logica- se tu imprenditore maltratti le tue star principali significa che non sei un imprenditore bravo e capace.. O no? E chiudo con una frase detta da un papà seduto vicino a me al proprio figlioletto di cinque, forse sei anni: “Ti rendi conto che stai guardando un leone negli occhi? No, ancora non non ti rendi conto, ma da grande capirai e mi ringrazierai!”

St.Les

(FOTOGRAFIE STEFANO LESTI)

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