«I l rischio di attentati c’è su tutto il territorio nazionale», gli inquirenti non hanno alcun dubbio. Ecco, allora, che stilare possibili obiettivi dei terroristi diventa veramente difficile. Con il colpo al cuore inflitto all’Isis di recente molti combattenti stanno rientrando in Italia. Allo stesso tempo abbiamo radicalizzati, sul territorio nazionale, pronti a colpire in qualunque momento. La maggior parte di queste persone viene costantemente monitorata da intelligence e uomini dell’antiterrorismo, ma tra i tanti la possibilità che qualcosa sfugga, purtroppo, esiste.

Ecco, allora, il perché di quell’allerta 2, costante e granitica, ovvero lo stato di emergenza più alto, quello che viene proclamato immediatamente prima del «attacco terroristico in corso». L’Italia fino a oggi non ha fortunatamente dovuto fare i conti, come i Paesi esteri, con attentati in piena regola, soprattutto grazie all’attività di prevenzione, ma essere consapevoli che potrebbe accadere anche da noi serve a tenere alta l’attenzione. «Oggi come oggi – spiegano al Giornale fonti accreditate dell’antiterrorismo – il lupo solitario colpisce senza avere dietro alcuna cellula o organizzazione. Ecco il perché siamo tutti a rischio. Queste persone vengono sollecitate da messaggi che arrivano proprio dallo Stato islamico e che indicano di colpire l’Occidente in qualsiasi modo possibile. Il portavoce dell’Isis, Abu Mohammed Al Adnani lo dice chiaramente in uno dei suoi discorsi spesso ripresi dai radicalizzati che si trovano in Italia: «Ovunque tu sia vendica i tuoi fratelli e il tuo Stato. Quello che devi fare è uccidere un miscredente francese, americano o un loro alleato. Uccidilo con un ordigno o con una pallottola e se non riesci spaccagli la testa con una roccia, oppure sgozzalo con un coltello, investilo con l’auto. Buttalo da un piano alto. Soffocalo, avvelenalo, non fallire». Inquietante, se ci si pensa. «Questi soggetti – proseguono gli esperti dell’antiterrorismo – possono scegliere qualsiasi metodo per colpire: fare uso di un camion, un pulmino, un’auto, come avvenuto in America e alcune città d’Europa, come Nizza o Berlino. Ma anche sgozzare o accoltellare qualcuno a caso, come in Francia, persino in chiesa, come hanno fatto con un sacerdote. Sotto attenzione ci sono i simboli della nostra religione, quindi i luoghi di culto, come il Vaticano, ma anche i centri aggregativi, come supermercati, manifestazioni, strade».

E poi ci sono i simboli del potere statale: le università, i ministeri, le caserme, i monumenti. I presunti terroristi italiani arrestati nei giorni scorsi da polizia e carabinieri indicavano, nei loro scritti, anche le metropolitane, i singoli militari, le stazioni dei treni. «Il problema – dicono ancora gli esperti – è l’imprevedibilità. In una grande città, come in un piccolo paese, si deve guardare al singolo che a un certo punto decide di colpire e lo fa, uccidendo chi gli capiti sotto tiro. Abbiamo soggetti attenzionati su tutto il territorio nazionale». Da nord a sud, sparsi ovunque. E il dato non è certo rassicurante. Quanto durerà l’emergenza? Potrebbero volerci anni o addirittura decenni. C’è chi dice che è una questione di integrazione, di insegnamento delle nostre regole, ma la verità è che la radicalizzazione spesso avviene in ambienti poco controllabili, come le carceri o il web, che non sempre è monitorabile se chi lo usa adotta particolari accorgimenti, come ad esempio le conversazioni sul dark web, la parte più oscura e illegale della rete. Quando prestare attenzione, quindi? «Sempre e ovunque – spiegano gli esperti -, pur senza farsi condizionare la vita dal musulmano che, seduto in treno a fianco a noi, legge il Corano». Coi tempi che corrono più facile a dirsi che a farsi.

 

fonte notizia : http://www.ilgiornale.it/

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